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Argalia tenta di costruire, nel flusso traumatico del tempo, la dimensione del proprio diario in una grande civiltà dell'immagine fotografica.
Memorie, storie sono riflesse, sovrapposte in un rapporto di interiorizzazione che è espansione della sua esistenza.
Lo spazio fluente, dove maturano i momenti di relazione, sembra intriso di silenzi come volontà di sofferenza per una scrittura in cui ella cerca la vibrazione di un sentimento, di un calore, una capacità di sintonia che è senso della sua vita.
                                                                                  Mario Giacomelli
                                                                                

Senigallia 1984




Le fotografie di Adriana Argalia vivono, come musica religiosa, in una tenera sfocata realtà attraversata da una memoria dove il respiro diventa voce suono strumento espressione verifica stato d'animo di una condizione interiore che proviene dal profondo.
Le fotografie di Adriana sono fuori dal supporto tradizionale, intrise da forze nuove lontane dall'eco, abitate da tensioni creative defluite dalla sua ispirazione.
Rappresentazioni vibrazioni frammenti sembianze che raccontano gli sguardi le proiezioni i segni del tempo.
Un mondo rimesso in circolazione in territori aperti per un itinerario poetico dove il canto delle sensazioni è felice convivenza con le immagini e la sua anima.

Mario Giacomelli

Febbraio 1987

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