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Adriana ama la sua terra. Segue il vento che sposta le fronde, che fa muovere il grano, che accende di dinamismo la piazza gremita di gente su cui sorvola un lungo grappolo trasversale di palloncini. Danzatori che ""volano"" al ritmo antico della tradizione, un pianoforte suonato da mani giovani le cui note si arrampicano sulla volta fiorita di una chiesa barocca, la festa della grande quercia, un fiume in piena di gente danzante sotto la luce bianca dei fari festosi. Una statua volteggiante a testa in giù nel Parco di Villa Coppetti, e fachiri, e cieli stellati di un blu notte sopra il giallo delle case ancora calde del sole estivo, immagini cinematografiche delle proiezioni all'aperto, colorate bancarelle di mercatini natalizi come tende circensi, e luci, e colori, gente... poi il silenzio della natura matura, di un'estate poco prima della mietitura e della vendemmia, quando i tralci d'uva sembrano rincorrersi controluce.

Ma la fotografia di Adriana, intrisa sì di sentimento, per quanto impulsiva, è indubbiamente strutturata come un linguaggio, ed è tale impalcatura linguistica che le dà la possibilità di andare oltre il dato fenomenico registrato dalla macchina fotografica, ed accedere al piano della poesia.
Prendiamo la copertina del catalogo.
Nel contrasto tra il giallo della chiesa, ardito e morbido insieme, umano insomma, e il blu notte del cielo, si inserisce il proiettore in primo piano. La prospettiva entro cui è disegnato il proiettore inizia un movimento che prosegue nelle linee della chiesa, e di cui il cielo buio, e quindi infinitamente profondo, risulta un continuum naturale. Ed è come dire: da una parte l'Uomo, con la sua creatività e le sue leggi, dall'altra l'immensamente grande e insondabile dell'Universo. Ma ecco che improvviso arriva il colpo di scena, nel momento in cui ci accorgiamo che il proiettore trasmette le immagini dalla parte opposta rispetto allo scenario ripreso dalla macchina fotografica. E quindi nella stessa fotografia si apre, con un senso diverso, un nuovo sentimento di immenso: il mondo che c'è al di là dei confini della fotografia, e che la stessa, con il suo taglio, non ci fa vedere, ma solo immaginare. Un semplice particolare lascia questa fotografia aperta all'interpretazione soggettiva dello spettatore, senza nessuna pretesa di aver dato una verità univoca e inconfutabile.
Gioiosa, gaudente, magica; questa l'atmosfera marchigiana di Adriana Argalia

 

 Katiuscia Biondi

responsabile dell'Archivio Mario Giacomelli, Sassoferrato

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