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L'ARGALIA DAL NOIR AL COLOUR

 

Ho conosciuto Adriana Argalia al DAMS di Bologna, quando allora insegnavo, unico docente in

Italia di "Storia della fotografia".

Credo che Adriana seguisse, da uditore, alcune mie lezioni, quando, al termine di una tra queste, mi

mostrò timidamente le sue fotografie. Immagini semplici, nel classico 18x24, su carta lucida, delle quali però era certamente convinta e fiera, nella sua istintiva passione per la fotografia.

L'incanto di una espressione estetica, non inteso come un banale hobby, ma come strumento

creativo e comunicativo, forse anche "liberatorio", come l'arte lo è spesso.

Immagini bianco/nero - nero-nero piuttosto che bianco -, un Nero misterioso, che spesso nasconde

figure che sembrano fantasmi.

Immagini, leggendole attentamente, persino antropomorfiche, immagini che Adriana ha estratto dal

buio totale, mediante gli essenziali segni rivelatori, fotograjìci appunto, intuiti dal suo occhio

inquieto e ansioso.

Un occhio attento a leggere la realtà oltre la banale, fisiologica apparenza, semmai come simboli

drammatici dell' aldilà.

Una realtà obsoleta ai più, che l'artista invece riesce a rivelare come un medium spiritistico,

mediante forme che noi chiamiamo Arte, arte, arte ...

In primis, nella fotografia italiana, così si rivelò Mario Giacomelli che, probabilmente, è stato il

primo maestro di Adriana Argalia , raggiungibile facilmente, da Jesi a Senigallia, lungo l'Adriatico

mitico dei fotografi.

"Occhi" allucinati, spalancati nel buio emergono a volte, nelle sue immagini, da una scarpata di

sassi catramosi fotografici - è un mio ricordo di quelle immagini ormai antiche -; oppure corpi

distesi sulla terra oscura della notte, sembrano altrettanti pipistrelli ...

Insomma, è un panorama inquietante, quello che affiora in molte fotografie di Adriana Argalia , che

però mi rivelarono subito il talento specifico del fotografo, senza il quale il Fotografo non c'è,

semmai si dovrebbe chiamare "fotografista" o "fotografatore.

 

Il bianco-nero ahimè, è stato a lungo ritenuto più "artistico" del colore ( Ah, Ah, Ah ..!), scioccamente, per se stesso considerato kitsch, volgare, cartolinesco ; grandi stupide menzogne !

 

Ma la fotografia - cari infedeli ossessionati dall'alchemico bianco-nero -, è stata inventata al

minimo ( sublime però) delle sue capacità percettive, come con il monocromatico dagherrotipo, e

comunque nell'anelito immediato del cosiddetto "colore", un insieme di valori "oggettivi", di segni

cromatici, corrispondenti alla nostra capacità di visualizzazione, che è specifica dell'uomo (tra

l'infrarosso e l'ultravioletto, a meno di non essere Superman ! ) ed è ben diversa da quella di altri

animali e insetti; come "vedono" le formiche, le api, gli elefanti ?

L'azzurro è, per noi, soprattutto il colore del cielo, e il rosso quello del sangue, il verde dei prati...

Rapidamente, quindi, si è passati, anche in fotografia (pensiamo all'e/ica per le navi, al posto di

remi e vele, per i piroscafi, così più rapidi negli Oceani ... ), a tecnologie sempre più complesse, non soltanto per una maggiore nitidezza e istantaneità, ma per il colore, che rende ancora più

"realistico" il soggetto, confrontato con la nostra fisiologica visione.

Dal chiaroscuro monocromatico, alla tricromia, alla quadricromia, all'infinita gamma cromatica

attuale, milioni, miliardi di sfumature, oltre i limiti della nostra percezione, che però, lentamente,

sembra alimentarsi anche di questo iperrealismo.

Dopo essermi sfogato per l'imbecillità reazionaria di chi continua a credere che la fotografia-

artistica sia l'unica delegata al bianco-nero rispetto al "volgare" colore, sfoglio ora le recenti

immagini di Argalia, che stavolta sono proprio "a colori".

Leggo i provini stampati nel colour automatico di un laboratorio, e li considero con la stessa

curiosità e lo stesso impegno dei tempi del DAMS. Vi trovo la medesima ansia di drammaticità.

Nell'estremizzazione dei gesti teatrali, che sono ancora più intensamente teatrali ( creativi !) nelle

immagini, e poi nell'abbagliante luminosità delle luci, spesso estreme nella scena, luci che appaiono

ancora più "artificiali" in molte suggestive immagini ..

Sono fotografie urlate anche queste di Adriana Argalia ; URLATE ed emerse dal suo inquietante immaginario.

Buon lavoro.

 

ltalo Zannier

da Lignano Pineta, 30 ottobre 2012

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