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ANCONA - Le fotografie di Adriana Argalia
Alla Mole Vanvitelliana, a partire dal 17 luglio 2004 .

Si tratta per lo più di foto in bianco e nero, in differenti formati (dal 18x24, fino al 70x100), dove luce è elemento fondamentale per irradiare o sfumare figure umane, così come luoghi ed oggetti.

Un'acqua che si fa cristallo, come nell'immagine portante della mostra, un'acqua che racchiude senza nulla togliere al movimento e alla sensazione di gioioso precipizio del tuffo di un incauto ma felice nuotatore . L'azione si intuisce e viene calmierata, passando in un secondo piano di lettura rispetto alla forza, alla liquida solidità degli elementi. E l'aria e l'acqua, raccontate in bianco e nero prendono i colori individuali della fantasia di chi guarda. Ma tutta la fotografia dell' Argalia comprende almeno una doppia lettura, una doppia interpretazione: quella dell'evento e del luogo raccontato e quella del contesto artistico e certamente filosofico a cui attinge. Contesto evidentemente complesso e articolato, ricco di molte eco e frequentazioni visuali, ma comunque nitido e preciso; contesto che però non impossibile raggiungere ed intuire.



Tra le immagini in mostra, alcune molto note e più volte recensite anche per essere state esposte in rassegne di grande importanza, vanno ricordate: ""Bretagna 1981"", dove il gabbiano sullo scoglio sovrasta e al tempo stesso indica il distacco dalla ragazza incappucciata nell'impermeabile (del gabbiano ci viene detto tutto, anche la calma e la sicurezza di un mondo animale situato in un luogo e in un tempo che gli sono propri; mentre sotto l'impermeabile c'è una giovinezza assente e senza volto, un volto non fondamentale.); ""Berlino 1981-Alexander Plaz "", che riesce a fermare in un solo elemento edilizio un frammento di storia europea; oppure le fotografie dedicate a spazi a lei più familiari e conosciuti, come la città di Jesi dove è nata e vive, a Fonte Avellana e di cui però ci vengono proiettati sguardi sul non visibile, sul non catalogato, su quel fattore umano e vissuto strettamente legato ai luoghi; ed allora vecchie porte appoggiate ad un canneto diventano ""Rosario 1988""; così come l'apparente assenza di un soggetto protagonista rievoca il mistero e la magia di Fonte Avellana. I non luoghi rappresentati da frammenti, da scorie, da soffi di vento che fanno muovere e volare il cuore.

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